FAQ

Come posso prenotare una visita?

È sufficiente telefonare al Medical Center al numero: 01119885142 o al 3357109145 e verrà fissato un appuntamento nel più breve tempo possibile.

 

Effettua visite domiciliari?

Si, le visite domiciliari vengono effettuate durante le ore pomeridiane e serali, per prenotarle basta telefonare al numero 3357109145.

 

Che cos’è la Demenza?

La demenza è un insieme di sintomi che possono avere cause differenti. Il quadro generale principale è formato dai disturbi della memoria, ai quali si aggiungono quelli di altre funzioni, quali il linguaggio, il pensiero, la capacità di orientarsi nel tempo e nei luoghi, la capacità di giudicare correttamente le situazioni e di prendere decisioni adeguate, la capacità di usare gli oggetti (sintomi cognitivi).
Questi disturbi si uniscono a quelli della capacità di essere autonomi nelle attività normali della vita di tutti i giorni (sintomi funzionali). Coesistono anche disturbi psicologici e comportamentali, sia come modifica del carattere che come nuovi disturbi (sintomi comportamentali).
L'Alzheimer è la forma più frequente di demenza, almeno la metà dei casi: altre forme frequenti sono quella causata da lesioni vascolari del cervello e da altri tipi di demenza simili all'Alzheimer ma con disturbi del comportamento (forme frontali) e dei movimenti (lewy body) più evidenti.

 

Mi hanno detto che ho la demenza senile, un po' di arteriosclerosi...

Un tempo si pensava che diventando vecchi si diventasse obbligatoriamente dementi: oggi si sa che non è così. L’età è solo un elemento che aumenta la probabilità di avere la malattia, ed esistono quindi persone anziane in totale possesso delle loro capacità. Non si usa più il termine demenza senile, che è stato riconosciuta essere la malattia di Alzheimer ad inizio in età avanzata, come non si usa più il termine arteriosclerosi cerebrale, del tutto generico, sostituito dalla diagnosi secondo precisi criteri di demenza vascolare.

 

Che cos’è l’Alzheimer?

L'Alzheimer è una forma di demenza nella quale le aree del cervello che controllano l’ideazione e la memoria vengono colpite, e soprattutto nella capacità di mettersi in comunicazione tra loro per elaborare le diverse informazioni. Per esempio, la zona che conosce la forma di un oggetto non riesce a comunicare ed a lavorare insieme a quella che conosce il nome o l’utilizzo di quello stesso oggetto, per cui l’individuo non riesce più ad agire normalmente. È una malattia che inizia gradualmente ed in modo subdolo, con inizialmente piccoli disturbi che nel corso degli anni lentamente, ma costantemente peggiorano.

I farmaci, la qualità dell’assistenza e le cure sono in generale in grado di modificarne l’andamento.

 

L’Alzheimer è in aumento?

No, non è vero. Sono aumentati i casi diagnosticati grazie alla maggiore attenzione e capacità diagnostica derivata dall'ampliarsi delle conoscenze e delle terapie.

 

È vero che si tratta di una malattie che colpisce di più le donne?

Fino a poco tempo fa si pensava fosse così. Oggi si sa che dipende dal fatto che le donne vivono più a lungo degli uomini.

 

È vero che l’Alzheimer colpisce solo i vecchi?

Circa il 25 per cento dei casi di Malattia di Alzheimer esordisce in età giovanile tra i 30 e i 60 anni. Esistono quindi anche pazienti giovani. Quello che aumenta con l'aumentare dell'età è la frequenza di malattia.

 

È vero che la malattia di Alzheimer è ereditaria?

Dai propri genitori spesso si eredita non la malattia, ma la predisposizione ad ammalarsi di certe malattie. Ossia è possibile ammalarsi di quella determinata patologia più frequentemente degli altri soggetti. Un parente di I° grado affetto da malattia di Alzheimer aumenta il rischio di sviluppare la malattia di 3-4 volte, di 2 volte se è affetto da un’altra malattia degenerativa del Sistema Nervoso Centrale o da sindrome di Down.

In questo caso, una persona di 50 anni ha 3 probabilità su 1000 di ammalare di malattia di Alzheimer invece di 1 su 1000: è evidente quindi che può anche non ammalarsi mai.

 

Quanto dura la malattia?

Mediamente da 6 a 10 anni, con limiti da 3 a 30 anni. Molto dipende dalle cure e dall'assistenza delle quali il malato fruisce, che sono in grado di rallentare e modificare il decorso della malattia.

 

Si muore di Alzheimer?

Raramente. Le cause più frequenti sono le infezioni soprattutto polmonari e le complicanze delle cadute e dell'allettamento, quali le fratture di femore e le piaghe da decubito.

 

Cos’è il Morbo di Parkinson?

La malattia (o morbo) di Parkinson è un disturbo neurologico progressivo ed è considerata una delle neuropatologie più diffuse. Nella malattia di Parkinson la perdita di determinate cellule nervose dà origine ai principali sintomi caratteristici della malattia (tremore, rigidità muscolare e lentezza dei movimenti). Ogni persona affetta da Parkinson manifesta dei sintomi individuali. Per esempio, i tremori non si manifestano in tutti; in alcuni casi infatti il sintomo principale è rappresentato dalla rigidità. I farmaci oggi a nostra disposizione consentono di avere un sempre maggiore controllo della sintomatologia. La malattia di Parkinson è causata dalla distruzione nel cervello di cellule nervose deputate alla produzione di un neurotrasmettitore, la dopamina. La distruzione di queste cellule avviene naturalmente con l’invecchiamento, ma nei malati di Parkinson il processo è molto più veloce.

 

Quali sono le cause del Morbo di Parkinson?

Le cause del Parkinson sono ancora ignote. Alcuni veleni, come per esempio le tossine della muffa o alcune droghe sintetiche, possono provocare il Parkinson. Inoltre, sappiamo che alcuni geni, se danneggiati, possono indurre questa malattia. I sintomi parkinsoniani possono essere causati da lesioni estese a carico del cervello.

 

È possibile prevenirlo?

Alcuni prodotti sembrano esercitare un effetto protettivo come il tè verde, il coenzima Q10, i pomodori, la caffeina e la nicotina. In aggiunta ai vari antiossidanti consigliati per le popolazioni ad alto rischio, altri antiossidanti sono il beta-carotene naturale, la vitamina C, il coenzima Q10, l’N-acetilcisteina, lo zinco e il selenio.

 

Chi viene maggiormente colpito Morbo di Parkinson?

La malattia di Parkinson colpisce donne e uomini in egual misura. Non conosce barriere di ordine sociale, etnico, economico o geografico. Per numero di casi è al secondo posto fra i disturbi neurodegenerativi, dopo la malattia di Alzheimer, con 1,2 milioni di persone affette nei cinque stati più grandi dell’Unione Europea. Per quanto si manifesti di solito dopo i 65 anni, il 15% dei soggetti diagnosticati ha meno di 50 anni.

 

Quali sono i sintomi?

Tremore di un arto a riposo, lentezza dei movimenti (bradicinesia), rigidità (aumento della resistenza ai movimenti passivi) del tronco o degli arti, equilibrio precario (instabilità posturale).

 

Il Morbo di Parkinson è ereditario?

No, di solito il Parkinson non è ereditario, anche se a quanto pare esiste una forma ereditaria della malattia in alcune famiglie. Anche negli studi eseguiti sui gemelli omozigoti (identici), la maggior parte dei dati indica che la causa di questa malattia è da ricercarsi altrove. È probabile che esistano diversi geni che predispongono un individuo ad ammalarsi di Parkinson, ma non si escludono fattori ambientali.

 

Il Morbo di Parkinson compromette la salute mentale?

È possibile che il Parkinson coinvolga la salute mentale. La documentazione esistente indica che gli stessi farmaci usati per il trattamento del Parkinson o la progressione stessa della malattia possono essere causa di: depressione, allucinazioni, ansia, disturbi da panico, comportamenti ossessivo-compulsivi e di dipendenza, deficit cognitivi, stati di confusione e psicosi con deliri paranoidi che richiedono il ricovero ospedaliero.

 

Come si diagnostica?

Diagnosticare la malattia di Parkinson può rivelarsi un’impresa difficile. Il Parkinson non può essere confermato da una radiografia né da un esame del sangue. Il medico giunge a questa diagnosi solo dopo un esame molto accurato. È possibile eseguire delle analisi del sangue o degli esami al cervello come la risonanza magnetica per escludere altre condizioni che presentano sintomi simili. Chi sospetta di avere il Parkinson dovrebbe consultare un neurologo specializzato in questa malattia. Uno dei principali problemi nella gestione del Parkinson è proprio la difficoltà di eseguire una diagnosi differenziale.

 

Quali sono le terapie?

Chi è affetto dal Parkinson molto probabilmente avrà bisogno di assumere farmaci per il resto della sua vita. La terapia farmacologica continua è uno degli assi portanti del trattamento di questa malattia, i cui sintomi oggigiorno possono essere alleviati in modo molto efficace. Attraverso i farmaci si controlla il deficit di dopamina nel cervello. Negli stadi iniziali della malattia è possibile utilizzare un solo farmaco o una combinazione di farmaci diversi. La terapia medica viene avviata con dosi basse che vengono aumentate gradualmente. Questo trattamento farmacologico è sempre personalizzato e può variare notevolmente da un paziente all’altro. Dopo un certo periodo di tempo questi farmaci possono anche causare degli effetti collaterali. Per questo motivo, la terapia medica delle persone con il Parkinson richiede un controllo costante da parte di un medico che abbia una buona conoscenza della malattia.

 

Quanto calcio devo assumere per non rischiare l’osteoporosi?

La quantità di calcio necessario al proprio organismo varia in base all’età e ad altri fattori. La National Academy of Sciences fornisce le seguenti indicazioni relativamente all’apporto quotidiano di calcio:

  • Maschi e femmine di età compresa tra 9 e 18 anni: 1.300 mg/giorno
  • Uomini e donne di età compresa tra 19 e 50 anni: 1.000 mg/giorno
  • Donne in gravidanza o durante l’allattamento fino all’età di 18 anni: 1.300 mg/giorno
  • Donne in gravidanza o durante l’allattamento di età compresa tra 19 e 50 anni: 1.000 mg/giorno
  • Uomini e donne di età superiore a 50 anni: 1.200 mg/giorno.

I prodotti caseari, compreso lo yogurt e il formaggio, sono ottime fonti di calcio. Un bicchiere di latte contiene circa 300 mg di calcio. Altri alimenti ricchi di calcio sono le sardine con le lische e le verdure a foglia verde, come i broccoli e la bietola. Se la vostra dieta non contiene abbastanza calcio, possono essere di aiuto gli integratori dietetici. Prima di assumere questi prodotti consultate il vostro medico.

 

L’attività fisica è importante per combattere l’osteoporosi?

Come i muscoli, anche le ossa hanno bisogno di esercizio per mantenersi forti. Indipendentemente dall’età, l’esercizio fisico può contribuire a ridurre la perdita ossea, offrendo molti altri vantaggi in termini di salute. I medici ritengono che un programma di esercizio fisico moderato e regolare (dalle tre alle quattro volte a settimana) sia efficace per la prevenzione e la gestione dell’osteoporosi. Gli esercizi di sostegno del peso come camminare, fare jogging, trekking, salire le scale, ballare, e il sollevamento pesi sono probabilmente i migliori esercizi. Le cadute sono la causa del 50% delle fratture, pertanto, anche se si ha una densità ossea bassa, è possibile prevenire le fratture se si evitano le cadute. Sono consigliati anche i programmi che enfatizzano l’esercizio dell’equilibrio, soprattutto il Tai Chi. Consultate il vostro medico prima di iniziare qualsiasi programma di esercizio fisico.

 

Quali sono i fattori di rischio per l’osteoporosi?

I principali fattori di rischio per l’osteoporosi sono: età avanzata, sesso femminile, familiarità per osteoporosi, costituzione minuta, menopausa precoce (prima dei 45 anni, anche se chirurgica per ovariectomia bilaterale), dieta povera di calcio, carenza di vitamina D, vita sedentaria.

 

Che differenza c’è tra artrosi e osteoporosi?

L’artrosi è una malattia che prima o poi colpisce, in forma più o meno grave, praticamente tutti coloro che arrivano a una certa età. L’artrosi è spesso presente insieme all’osteoporosi negli anziani, ma è una malattia del tutto diversa. L’osteoporosi, come abbiamo visto, è una malattia che colpisce l’osso, rendendolo più a rischio di fratture.

L’artrosi invece colpisce le “articolazioni”, ossia le giunzioni fra le ossa che permettono il movimento (p.es. dita, gomito, spalla, ginocchio, anca, vertebre). A livello delle articolazioni, le ossa sono ricoperte da uno strato di “cartilagine articolare”, un tessuto liscio, elastico e lubrificato che permette movimenti morbidi e senza attrito. Nell’artrosi (in realtà è più corretto parlare di osteoartrosi) oltre alle cartilagini articolari sono sempre interessate anche le estremità ossee.

L’artrosi è una malattia “da usura”, nel senso che le articolazioni subiscono un danno in qualche modo legato all’uso, con il passare degli anni e dei decenni. Le cartilagini si assottigliano e si consumano, e le ossa possono subire deformazioni e alterazioni (p.es. la formazione escrescenze dette “osteofiti”). Tutta l’articolazione è quindi più o meno alterata, soggetta a fenomeni infiammatori (arrossamento, gonfiore, dolore), e meno libera e sciolta del normale.

A differenza dell’osteoporosi, che è più frequente nelle persone esili e magre, l’artrosi (specialmente dell’anca e del ginocchio) è più frequente nelle persone sovrappeso, ed è quasi inevitabile nelle persone obese.

 

 
 

 

 

 

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